Nel 1881 Papa Leone XIII con la Rerum Novarum getta le basi teoriche di quello che, nel giro di un secolo, è diventato l'attuale movimento cooperativo che si riconosce in Confcooperative.
In tale Enciclica, che non è solo un documento dottrinale, ma una sintesi propositiva delle esperienze più interessanti e vivaci del movimento sociale cristiano, sono condannati gli aspetti più macroscopici ed aggressivi del capitalismo e viene delineato un ordine economico e sociale rispettoso dell'uomo e dei suoi diritti fondamentali ove, senza impedimento da parte dello Stato, i lavoratori possono associarsi, collaborare, formare cooperative con statuti da loro stessi scelti, costituire società di mutuo soccorso.
Con tutti gli inevitabili limiti della sociologia del tempo, vi è qui la concezione di base della cooperazione: non solo associazione libera di uomini che intendono difendere il valore del loro lavoro e del prodotto del lavoro, ma costituzione di un sistema produttivo che abbia una dimensione umana, che superi l'assoluto potere del profitto, che faccia partecipare ciascuno con personale iniziativa, al bene comune, al progresso economico, al successo della società di cui è componente.
Alla base della cooperazione di ispirazione cristiana, c'è un'altra idea che ha trovato in Luigi Sturzo, sindaco di Caltagirone, promotore di Casse Rurali, di società di mutuo soccorso, di società agricole, il più energico sostenitore: non è lo Stato che dall'alto deve dirigere ed imporre i suoi progetti conformando la vita sociale ed economica, ma questa deve fiorire grazie ad una miriade di iniziative che partono dal basso, esprimendo i molteplici, diversi bisogni degli uomini, associandoli in libera collaborazione per uno scopo comune.