Il 10 luglio 1949 a Rimini, con atto del Notaio Giuseppe Ferri, i rappresentanti delle Cooperative: Edilizia ACLI Case - Agricola Riminese - Consumo Santarcangiolese costituiscono in forma legale l'Unione Provinciale delle Cooperative e Mutue della Provincia di Forlì (già esistente come società di fatto e già aderente alla C.C.I.) L'Associazione volontaria viene costituita in forma di società semplice con sede in Rimini e quale organo periferico della Confederazione Cooperative Italiane . Nel Consiglio sono rappresentanti i settori: Agricolo - Consumo - Credito - Edilizia e Lavoro.

All'inizio infatti l'Unione Provinciale organizza soprattutto cooperative agricole e di servizi ed i suoi dirigenti provengono oltre che dalla Coltivatori Diretti, dalle ACLI; queste associazioni di contadini e lavoratori cattolici costituiscono il naturale retroterra del movimento cooperativo di ispirazione cristiana. E' gente che crede nel valore dell'autogestione cooperativa ed in anni di difficile tensione non teme di creare un'alternativa in questo campo alla presenza egemonizzante delle sinistre. Parallelamente analoghe iniziative vanno sviluppandosi in tutte le province della Regione Emilia Romagna.

L'associazionismo cooperativo si diffondeva, ma con un ritmo frenato da due ostacoli:
Vecchi impianti della centrale del latte di Cesena
Cantiere edile degli anni 60
le rigide contrapposizioni ideologiche che negli anni cinquanta rendevano difficile l'accettazione del pluralismo associativo; la frantumazione della provincia in tre distinti comprensori, Forlì - Cesena - Rimini, con problemi diversi e crescita disomogenea, che impedivano il coordinamento delle iniziative cooperative.

Eppure il cooperativismo forlivese superò queste remore, rivelando una straordinaria vitalità: c'erano i presupposti "morali", un retroterra di energie pronte a scendere in campo, una efficace strategia di fondo, ci furono alcune opportunità e spinte economiche ben utilizzate: si pensi al primo "Piano Verde" (1961) e relativi finanziamenti ottenuti, al così detto secondo "Piano Verde " e poi un decennio dopo, nel 1972 - 73, allo straordinario impulso dato al sorgere di cooperative edilizie dalle leggi per il finanziamento e la produzione della edilizia economica popolare.
D'altra parte, sin dagli anni cinquanta, a fianco del settore agricolo, primo in ordine di tempo, era decollato il settore "produzione e lavoro" con una serie di cooperative specializzate in opere pubbliche che poi si raccolse nel "Consorzio Interprovinciale di produzione e lavoro".

In una parola le cooperative, in questo prezioso settore, partecipano in modo decisivo all'opera che allora venne considerata "miracolosa" della ricostruzione e del rilancio di una seconda economia che di lì a poco doveva rivelare le sue straordinarie possibilità, in presenza di una congiuntura internazionale favorevole, nella espansione formidabile degli anni sessanta. Le cooperative agricole di trasformazione, l'altro pilastro dell'Unione Provinciale, crescono di numero, potenziano i loro impianti, si inseriscono con un peso crescente nell'economia del nostro territorio, sono a loro volta strumento di propulsione di altre iniziative economiche.

Sorgono e si rafforzano ed estendono la loro rete di "collettori" le cantine sociali (Forlimpopoli, Savignano, Morciano, ...), le cooperative ortofrutticole, la Capo di Cesena, la COFOR di Forlì, l'APORA di Gatteo, la CORA di Gambettola ...) le Centrali ed i Consorzi Produttori del Latte (Cesena e Rimini, il macello di Poggio Berni).
L'esigenza di rafforzare le strutture dell'organizzazione provinciale - amministrazione, personale, servizi - porta a successivi spostamenti della sede provinciale da Rimini a Cesena, poi a Forlì, con una peregrinazione che ha termine solo nel '78 con il definitivo trasferimento nell'ampia e funzionale sede di Via Battuti Rossi, mantenendo sedi comprensoriali a Rimini e Cesena. Nel 1967 l'On. Babbi prendendo la parola nel corso dell'assemblea generale ordinaria svoltasi a Palazzo Ghini il 21 ottobre, annuncia le sue dimissioni per motivi di salute: due anni dopo egli muore, concludendo una vita piena di opere e di infaticabile impegno speso nell'arco di più di cinquat'anni.
Le cooperative in numero di 18 nel 1961 sono passate a 90, regolarmente costituite e funzionanti.